IL MIO NOME E' TIRTHA...UN GUADO

A VOLTE MI CHIEDO QUALE SARA' IL PROSSIMO PASSO..
DOVE POSERO' IL PIEDE..CHE COSA TROVERO' DIETRO QUELL'ANGOLO, POI ARRIVA NITIDO DENTRO IL CUORE IL SAPERE :
IL PASSO MI PORTERA NEL POSTO GIUSTO, IL MIO PIEDE SI POSERA' SULLA TERRA E DIETRO L ANGOLO........UN ALTRO PEZZO DI MONDO...UN ALTRO PEZZO DI ME

giovedì 31 gennaio 2008

oggi e' cosi...e resterà così


"Nonostante i legami in corso,
le sofferenze, i dolori, i traumi, le iniezioni di fiducia,
le perdite, le conquiste, le gioie,
il luogo in cui siamo diretti è la terra della psiche abitata dagli avi,
il posto dove gli esseri umani rimangono
pericolosi e divini,
dove gli animali danzano ancora,
dove quel che è abbattuto ricresce,
e dove i rami degli alberi più vecchi,
fioriscono più a lungo.
La Donna nascosta
che custodisce la scintilla d'oro
conosce quel posto.
Lei sa.
E tu anche


Io cosa so? ..nulla.
Perche' cio che so' e' solo il sapere di non conoscere.
Piccoli anfratti di vita, piccole nozioni nel tempo.
Attimi che arrivano, percorsi intrapresi con l'assoluta mancanza di coscienza.
Inutile raccontarsi la meta, quando ancora il cammino diventa difficile passo.
Ora, da questo posto di vuoto, urlando con il silenzio di voce e con la forza
del volere, non piu' come richiesta ma come imprescindibile necessità
chiedo quanto mi serve. Tutto quanto sia a me utile perche' il cammino possa scorrere veloce e proficuo. Conoscendo la mia natura terrena, conoscendo quanta sia oramai la mia stanchezza....e quanto inutili siano i doni se restano chiusi all'interno..
Certo ora, nel preciso attimo in cui chiedo, ho netta la certezza che IO SO!!
Ora chiedo la forza di non perdermi

venerdì 25 gennaio 2008

quadro.....vita


Pugnalo la tela con un pennello malconcio
come la mia vita e , siccome vorrei vederne uscire il sangue
come da un feticcio della mia esistenza,
non ancora sazia di colore
vi affondo le dita e la penetro in ogni suo anfratto
con l'avidità di chi non si nutre da tempo.
Il colore ne cola con rivoli densi,
come gli umori di un amante arrivato
che io raccolgo nel palmo delle mani
e, come un ultima carezza.
lo spargo su suoi fianchi.
Mi allontano un poco e lo guardo,
con il torpore che il piacere dà.
Accendo una sigaretta con la volutta dell'appagamento.