
Fermo restando che l’assoluta certezza del vivere riesci ad averla nel momento in cui questo si trasforma e diventa esistere.Sensazione ben diversa da cio che provi mentre attraversi l’esistenza che senti appartenerti e di cui credi di essere autore mentre ne sei solo l’attore di una sceneggiatura scritta da altri ..da chi ti è vicino per nascita, dagli incroci di vita, da chi scegli come compagnia di tempi trascorsi.
Esistere, difficile concetto.
Esistere è rendere reale te stesso. Dare materia al tuo pensare, credere, essere.Renderti tangibile, toccabile. Non dagli altri che popolano i mondi che attraversi, ma da te che sei gia un mondo.
Mi rendo conto in questo preciso attimo quanto mi sia familiare il mio corpo. Proprio ora che sto districando il concetto del mio esistere.
Vedo il mio braccio che fa da supporto alla testa. La mano e la mia fronte non sono solo in contatto, ma sono in simbiosi. C’è come un compenetrarsi una con l’altra: sono me. Non sono pezzi diversi del mio supporto terreno ma sono “io”.
Come “io” sono i pensieri che si stanno posando sul foglio. Materici, tangibili quanto la mia mano, la mia fronte, la mia gamba che mi sta dolendo nel suo stare accavallata, con una posizione che solo si addice, a chi, più di lei, ha lunghezza.
Esistere. Sto ascoltando all’interno della mia bocca come questa parola diventi rotolare di aria. Solletichio di palato. Gioco di lingua.
Anche questo e’ esistere. Prendere conoscenza, con la calma che dà l’essere padroni del proprio tempo, di ciò che è.
Intanto, intorno, il resto va per i suoi percorsi senza che da questo io venga toccata, se non quando, io lascio che ciò succeda
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