
La sabbia ancora calda, nonostante la notte fosse avanzata, l'aveva portata al risveglio.
Gli ultimi ricordi precedenti a quell'attimo erano la sua decisione
di lasciare casa e la luce verde del telepass sull'autostrada.
Da li in poi corpo e mente si erano divisi.
Il corpo si era preoccupato ed occupato del viaggio sull'autostrada
fortunatamente semivuota.
La mente aveva vagato fra dolore, rabbia e ricordi. Il tutto in una
unica immensa domanda: Perche?
Aveva deciso di portarsi al mare, proprio come si porta un pacco.
Li avrebbe trovato il "suo" ossigeno fatto di dondolii, profumi,
suoni e luci.
Si era chiesta spesso perche lei, cosi legata alle sue origini
contadine, trovasse tanta pace e armonia con il suo essere alla
presenza del mare.
Era per lei come trovarsi davanti ad un Maestro, a cui era legata
da profondo affetto e stima per tutto quanto le aveva insegnato e
donato, ma, nello stesso tempo, proprio perche' scelto a Maestro,
ne nutriva timore e rispetto.
Tempo addietro si era spiegata questo suo legame dandonsi una
motivazione quasi karmica: in una vita precedente probabilmente era
stata uomo di mare. Aveva anche giocato con questo pensiero
immaginandosi navigare alla ricerca di terre sconosciute. Si era
pensata emule di Colombo sbarcare su isole dalla sabbia bianca,
accolta da suoni di tamurè, fra danze festose di indigeni dalla
pelle color cioccolata, che la accoglievano a mani colmi di frutti
esotici e carezze avvolgenti e appaganti..In questo suo raccontarsi
si diceva che era la visione forse del suo paradiso, ma senza
dubbio alcuno era la realta' del suo futuro distacco.
Aveva raggiunto il mare piu vicino a casa. Niente di esotico. Per
fortuna la notte rende tutto piu bello, offuscando con la sua non
luce quello che da' fastidio allo sguardo.
Le scarpe erano sparite dai piedi quasi contemporaneamente al suo
scendere dall'auto.
Ora era il momento dei vestiti. L'abito serio, quello delle occasioni
speciali, era finito alla stregua di un mucchietto di stracci senza
forma sopra ad uno scoglio ed era diventato il nascondiglio delle
chiavi dell'auto e del cellulare volutamente spento.
Non voleva nessuna intrusione a quel momento davanti alle onde.
Ora voleva risposte o assenza di domande.
Un attimo di vita per lei solo per lei.
C'era tutto cio di cui aveva bisogno:musica di onde tranquille, il
rotolare dei ciotoli nell'acqua, la luce di una luna opalescente.
Il nessuno intorno.
Il suo uovo prossemico dove sostare nell'immobilità del corpo
agognando di raggiungere anche l'immobilità del vortice di emozioni
che la stava sopprafacendo.
Era colma di dolore, rabbia, ricordi rivisitati e rivissuti nelle
mille angolazioni che le si proponevano alla mente.
Il tutto rivisto con l'unico scopo di dare una risposta al suo
"perche?" che altro non era che l'unisona voce di mille altre
domande che, come uragani, sentiva girare dentro di se. Prendere
forza occupando anche il piu piccolo inerme pensiero che andava
cercando.
Era arrivata alla spiaggia con la speranza che il mare, suo amico
di sempre, riuscisse a colmare il suo essere, come gia era successo
nei tempi passati.
Ora si chiedeva quanto giusto fosso stato questo suo viaggio.
Mai come in quella notte le domande non avevano risposta.
Guardando la luna in volto aveva raggiunto il bagnasciuga.
Le onde le accarezzavano i piedi, come gli indigeni dei suoi voli
karmici, ma non c'era nessun appagamento. Riusciva a concentrarsi
solo sul suo dolore.
Perchè? ..Perchè lui era andato via? ..perchè non c'era più la sua
presenza tangibile nella vita? perchè lui era stato suo?..l'aveva
vissuto suo, ma ora di suo non era rimasto che il vuoto. Spazio
vuoto in ogni luogo che insieme avevano respirato: nel letto, a
tavola, sul divano, in auto, nella vita, nel cuore. Spazio
vuoto....no!! doloroso ricordo di lui.
Davanti a lei altro spazio colmo di mare, di raggi di luna e
orizzonte...
Decise di entrare in mare. Era come se volesse ricordare al suo
amico fatto di onde, non avendo ricevuto da lui la tranquillit'
sperata, che lei era li..ferendolo con il suo penetrarlo.
Intanto la luna sembrava guardare il momento dall'alto. Testimone
dei fatti. Opalescente. Distaccata.
Con la lentezza di un bradipo, un passo dopo l'altro. Occhi negli
occhi con la luna.
Un brivido lungo le spalle. La forza raccolta sulle sue braccia per
impedirne il benche minimo movimento di difesa al freddo.
Si ricordo in quell'attimo del suo amico di chat, che le aveva
insegnato a far suo il dolore fisico e, delle notti d'inverno in
cui a piedi scalzi e vestita di un nulla, nel centro del cortile di
casa, si regalava al freddo. Ed il gelo si appropriava di lei.
scuotendola di tremiti in ogni sua parte.
Nessuna resistenza da parte sua e, al culmine della sua sofferenza,
senza preavviso alcuno, ogni tremito si placava e lei era gelo.
Solo raggiunto quell'attimo si regalava lo sguardo alla notte
stellata e si sentiva piccolissima nota nella musica del cosmo.
Era da tempo che non pensava al compagno di chat. Franco scorpione,
questo era il suo nick.
Gli aveva risposto per cortesia e, nel farlo, le si erano aperte
porte di cui conosceva l'esistenza, che appartenevano al suo
viaggio, ma di cui le erano sconosciute le strade per giungervi.
Franco scorpione era stata la sua scorciatoia che, per destino di
vita, era arrivata proprio nel momento dei dubbi, della stanchezza
e della naturale voglia di abbandonare la ricerca quanto sembra che
questa non porti a niente.
Ed anche adesso, ancora una volta, era arrivato un aiuto. Da
chi?..dal suo cervello che aveva fatto riaffiorare il ricordo
dell'amico o, forse, dallo stesso Destino che li aveva fatti
incontrare in chat?..
Sapeva di dover accettare l'aiuto senza chiedersi nulla. Ecco,
sarebbe diventata mare!!
L'acqua la accarezzava proprio li, dove le avevano insegnato
trovarsi il chakra del cuore.
Quante curiosita' nella sua vita per tutto cio che la riportava
sempre alla sua ricerca del "Sè".
Quanta gioia nello scoprire in altri da lei ritenuti "grandi" di
quanto a lei appariva scontato, ma, che nel mondo "estetico" in cui
viveva era considerato anormale o, ancor peggio, non considerato
affatto.
Le sembrava che la pressione dell'acqua volesse eliminare il blocco
che sentiva di avere sul quel punto. Come se il dolore che provava
si fosse messo a paratia al cuore impedendo il fluire della linfa
di vita che era in lei. Nello stesso tempòo il cuore sembrava
gonfiarsi proporzionalmente alla sua sofferenza. Li era la sorgente
delle sue emozioni, il cuore. Ma le emozioni non avevano via
d'uscita.
Si rivede bambina, nel caldo delle sue giovani estati, riempire nel
lavandino dietro casa i palloncini per fare i gavettoni. Lei li
guardava gonfiarsi di acqua sempre di più. Sentiva che, nello
sforzo di trattenerli al rubinetto, questi inesorabilmente
scivolavano trascinati dal peso improponibile per le sue piccole
dita. Ma lei resisteva. Voleva più acqua. Sempre più acqua.
Proprio come ora voleva dolore. Sempre più dolore per scoppiare,
finalmente. Distruggersi in mille pezzi come i palloncini, e godere
finalmente di un immeritato riposo. La pace che da' la sconfitta.
Ma le onde nel loro andare e tornare le riportavano li, proprio sul
cuore, la memoria delle mani di lui. Di quando, con la dolcezza che
e' dell'amore per chi ami, la plasmavano in giochi di carezze,
nascosti con il bisogno di massaggi.
Un altro brivido. Diventare gelo..Per veloce connessione di
pensieri il suo volere del momento chiaro finalmente: diventare
mare.
Il mare e' quasi grande come il cielo. Se si diventa mare ci si
perde per sempre.Questo era il pensiero che faceva sempre piu suo.
Intanto l'acqua le lambiva il collo, non aveva più delicatezza.
Era come sentiva lui in certi momenti: le stava togliendo il
respiro.
Quante volte nei periodi bui del loro rapporto si era sentita
soffocare dalla troppa innamorata presenza di lui. E allora in quei
momenti cercava spazi suoi. Esigeva la sua liberta di interessi da
condividere con altre persone. Costruirsi attimi di assenza d'amore
per crescere come unicità di persona.
Ora malediva quelle brevi parti di vita, cosi fortemente volute e
poi opacamente vissute con l'unica volgare domanda: "ma che cazzo
ci faccio qua?".
Pero' poi, con l'amnnesia delle vere sensazioni che riceveva da
quegli sprazzi di pseudo vita, ritornava a lottare per
riaverli.Forse per l'porgoglio di vincere una piccola battaglia.
Farsi confermare per l'ennesima volta che l'amore di lui sarebbe
sempre stato li ad accoglierla al suo ritorno: lei, la viaggiatrice
dei mari, che lasciando paradisi di tamurè, ritornava al faro del
suo porto. Alla sicurezza dell'attracco al pontile, cosi saldo
perchè sembrava costruito su un amore che poteva essere nato prima
di ogni altra cosa al mondo.
Aveva letto, nel suo girovagare fra la conoscienza di altri, di
quanto sarebbe sprecata la vita se fosse vissuta una sola volta. Si
era detta che: "vista la velocita dell'essere amato uno dall'altro,
abbiamo costruito il nostro amore in vite precedenti. Il nostro
amore, pur essendo un sentimento nuovo, è già profondo, reale e
maturo.
Ora aveva fermato il suo avanzare in mare. L'acqua sempre stretta
intorno al suo collo.
Il suono di un leggero vento si era aggiunto alla musica del
momento.
Ogni tanto un onda più alta la obbligva a mettersi sulla punta dei
piedi, come in un passo di danza.
Inutile lottare. Voglio diventare mare!!, E' l'unico mezzo che ho
per tornare al mio porto. Ti ritroverò. Quando sarò acqua di mare
seguirò le correnti che guidano i naviganti. Saprò riconoscerle.
Quelle che mi condurranno a te saranno quelle calde e dolci come le
tue labbra sulle mie.Nello stesso pensiero il mare le regalò un
bacio. La schiuma di un onda, increspata dalla brezza le accarezzo
il viso. Sentì sulle labbra la desiderata umidità della bocca di
lui. Era suo quel bacio.
Era del suo Amore di tutta e oltre una vita. Lui era stato
destinato alle stelle prima di ogni tempo che potesse essere quello
giusto per lei.
Ora capiva quanta strada aveva fatto per arrivare a comprendere cio
che le sarebbe servito solo in quell'attimo. Aveva impiegato
un'intera vita per avere una sola risposta.
Lui non era più il suo tangibile amore di questo mondo ma era
l'universo stesso.
Lui era Amore in ogni forma: nell'aria, nella terra, nel sole, nel
mare.Lo poteva ancora vivere, respirare, se ne poteva ancora
nutrire. Poteva giocarci nel vento, riempirsene gli occhi ed il
cuore guardandolo nelle stelle. Godere dei suoi abbracci nel caldo
del sole.
Perchè sei morto? ...ora che aveva anche la risposta, riusciva ad
accettare la domanda nella sua completezza.
La risposta era arrivata con la naturalezza delle grandi scoperte.
Perchè tutto esiste ancora prima che venga scoperto. Perchè tutto
è, perchè tutto è amore.
Amore oltre i limiti di un corpo.
Amore oltre il tempo.
Amora come amore sono le forze che ci attirano e ci allontanano dal
sole.
Amore, semplice ossigeno di vita. Millesima ma indispensabile parte
dell'amore che senti guardando il cielo nella notte di gelo e, che
nell'attimo in cui il tremito cessa, tu, dalle parvenze di inutile
essere, ti senti polvere di quelle stesse stelle. Ti senti
infinitesima parte di un tutto che altro non è che Amore divino.
In quell'attimo, in quel pensiero divenne mare.
Ed il mare sgorgava dai suoi occhi con gocce grandi come le pioggie
d'estate, salate sulle sue labbra come la schiuma dell'onda.
Non c'erano piu' paratie al suo cuore. Tutto fluiva dentro di se e,
per la legge che cio' che si vuota si riempie, le lacrime
traghettavano ad altri lidi il dolore. Tutto si ricolmava di quella
dolce sazieta' che da sentirsi amore.
E, allora, la luna tonda e opalescente le regalo un sorriso di
nuvola.
Gio Zaira Tithar